Recensioni · Romanzi

Continua a camminare – Gabriele Clima

Mi siedo sul mare bollente della sabbia e guardo verso dove stiamo camminando. La nostra pista. Continuo a non vederla ma so che c’è, è lì, sotto la sabbia, che a volte appare quando il vento se la porta via. In fondo, l’orizzonte. Vuoto. Dappertutto.”

Parlare della guerra che c’è in Siria è un atto faticoso: non si riesce ad individuare chi combatte contro chi mentre, nel frenetico, ci vanno sempre di mezzo dei civili innocenti… aerei israeliani, russi e turchi sorvolano il paese dall’alto, lasciandovi bombe che una a una abbattono le città: Damasco, Aleppo e Raqqa sono solo tre di queste, delle altre non è rimasto altro che qualche brandello di edificio.

Salìm cammina nel deserto. Non gli è consentito di fare tante soste, deve camminare e raggiungere al più presto la linea d’orrizonte che, a differenza da come la pensano il padre e gli altri che camminano insieme a lui verso la libertà, non sembra per niente raggiungibile. Anzi, più loro le vanno incontro, più la linea sembra scostari per non farsi oltrepassare. Trascorrono notti freddi in quel luogo che di mattina è tanto scottante, mentre, nella testa di Salìm vorticano, insistentemente, pensieri che vanno a ricongiungersi inevitabilmente al fratello Abèd, quel fratello che gli ha insegnato che i libri sono gli unici strumenti che i civili, impotenti e condannati all’atrocità, possono raddrizzare contro i Kalashnikov distruttrici dei nemici; l’unica arma, se non la più efficace, per combattere l’ignoranza di quelli che hanno raso al suolo le bellissime città siriane e che hanno tolto da Salìm, suo fratello.

“Ma i libri no, i libri non sono come l’acqua, quelli nessuno te li può avvelenare. Se salvi i libri salvi quello che è dentro di te, la tua storia, il tuo paese. Salvi la tua anima, Salìm, se salvi i libri.”

Anche Fatma cammina nel deserto, circondata dal buio. Neanche a Fatma è consentita di fermarsi, prima raggiunge la riserva dei militari e meglio è.
Deve andare avanti anche se ha paura perché non può deludere suo fratello Khalid di cui lei amava il sorriso e di cui lei era “la stella di Damasco” quando ancora vivevano in quest’ultima città. Però Khalid, da quando si sono trasferiti a Raqqa, è cambiato molto: ormai è una “persona importante” (di certo, non nel senso positivo), sorride malignamente ed è maligno pure il regalo che sta facendo a sua sorella. “Continua a camminare” dice a Fatma e lei obbedisce continuando a camminare. Il suono della sua voce non l’abbandona neanche per un istante, da quando si sono separati, anche se Fatma, ad un certo punto, smette di intravederlo nell’oscurità.
L’obiettivo principale di lei era salvare il mondo, ma non era certo così che voleva raggiungere questo intento eppure nella scuola di Corano che ha iniziato a frequentare a Raqqa le è stato insegnato diversamente: non può andare contro la volontà del padre e del fratello maggiore e quindi marcia per portare a destinazione il regalo di Khalid. Il dono che le sta facendo il fratello è grande, bello ed è fatto per la gloria del Signore. “È scritto nel Corano” dice Khalid, ma è davvero così?

“Ma quello che dici tu nel Corano non lo trovo. Lo cerco, Khalid, ma non lo trovo. E allora, mi dico, se non è dentro al Corano, allora è qualcosa che è dentro di te, Khalid, e nel Corano ci finisce perché dentro ce lo metti tu. E se è così allora cambia tutto.”

La storia dei due protagonisti del libro vengono raccontati in parallelo, alternandosi nei capitoli. La famiglia di Salìm rappresenta il bene, mentre la famiglia di Fatma tutt’altra cosa, il male.
Il fratello del primo si affanna a salvare i libri nel momento in cui, il fratello della seconda, si affretta a distruggerli. E così, in questo libro, si racconta della guerra che è, senza dubbio, un concetto multidimensionale che va affrontata fermamente e, infatti, Gabriele Clima lo tratta con solennità, presentandocela nell’innocenza di due bambini che la subiscono sulla propria pelle.

È un libro che consiglio a tutti quelli che sono d’accordo con me sul fatto che nessuna persona deve essere umiliata per la semplice colpa di essere stata costretta a fuggire!

Alla prossima lettura,
Yasemin.

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