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Le Assaggiatrici – Rosella Postorino

Si sa: molti leader carismatici, o tiranni o semplici uomini di potere che siano, avevano paura che il nemico li colpisse tramite il boccone che ingoiavano e quindi facevano testare le loro pietanze prima di mangiarle loro stessi. Si sa anche che pochi libri documentano questo fatto molto avvincente, tra questi si fa notare, senza dubbio, “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino sia per essersi ispirata a una storia vera, quella di Margot Wölk, sia per il clamore che ha suscitato vincendo il premio Campiello.

“Mi sedetti e rimasi così, le mani intrecciate sulla pancia. Davanti a me, un piatto di ceramica bianca. Avevo fame.”

Nulla da dire sulla capacità di cogliere la palla al balzo, trasformandolo in un libro, e la scrittura ponderata della Rosella Postorino, ma a me il libro non è piaciuto. Sì, non mi è piaciuto. Sarà perché, a seguito di numerose recensioni positive che ho letto, le mie aspettative non sono state soddisfatte? O perché, a causa di decine di letture sulla Seconda Guerra Mondiale che ho concluso in tutta la mia “carriare” da lettrice, altri libri a tema mi danno la nausea? La seconda ipotesi mi sembra completamente da scartare perché questo non è un libro sulla guerra: è un libro sulle conseguenze psicologiche e comportamentali che questo abominio ha sulle persone che si ritrovano ad affrontarla. Una di queste è proprio Rosa.

“Abitavamo un’epoca amputata, che ribaltava ogni certezza, e disgregava famiglie, storpiava ogni istinto di sopravvivenza.”

La protagonista principale, Rosa appunto, condivide il suo destino un po’ particolare con altre nove donne. Nove donne che, quest’ostilità, non l’affrontano luridi, in mezzo alle macerie, bensì davanti a un piatto di ceramica, nelle cucine “regali” del Führer. Il loro compito è quello di assaggiare il cibo che poi sarà mangiato da Hitler che non può permettersi di ingerire pietanze condite con del veleno. Cavie in bilico tra vita e morte: molto affascinante davvero! Il tutto è accompagnato da dettagli descrittive riguardo i vari personaggi e i loro sentimenti se non da una seducente storia d’amore che, per un po’, trascina via Rosa.

Fino a qui tutto perfetto però, in questo libro, c’è un’ostinetezza che, a quanto pare, piace a tutti tranne che a me. La perfezione stride molto, infatti, il ritmo del libro non è per nulla lento, a ogni pagina c’è qualcosa che trattiene, eppure… eppure, il fascino e la raffinatezza del semplice, che io tanto adoro nelle mie letture, ne “Le assaggiatrici”, non c’è. Sembra quasi un collage di eventi catastrofici, disposti apposta per attirare l’attenzione del lettore che alla fine si ritrova deluso, perché non ha tempo di affezionarsi ai protagonisti che il libro è già finito.

Letto da tutti, adorato da tutti e consigliato da tutti ma poi dà l’impressione di essere un libro “costruito”… ma insomma, io voglio essere incantata dai libri che leggo, non annoiata! Da scartare e passare direttamente al prossimo titolo.

Alla prossima lettura,

Yasemin.

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