Fantasy · Recensioni

L’Assassino-L’Ultima Caccia, di Robin Hobb

Buongiorno Ombre!

Eccoci alla fine di un lungo viaggio, cominciato lentamente e conclusosi con un’esplosione di meraviglia.

L’Ultima Caccia é l’ultimissimo volume di Robin Hobb dedicato a Fitz e ai Lungavista, e con le sue 800 pagine chiude in grande stile.

 

EDITORE: Sperling & Kupfer

TRADUTTORE: M.C Scotto di Santillo

DATA DI USCITA: 31 Ottobre 2017

PAGINE: 821

PREZZO: 24.90€

 

TRAMA

FitzChevalier aveva giurato a se stesso che mai più avrebbe prestato il braccio agli intrighi di corte, mai più avrebbe vestito i panni dell’assassino. Ma tutto è cambiato quando la sua bambina, la figlia più amata, Ape, è stata rapita dai Servi, che mirano a manipolare il futuro per accumulare ricchezze e potere. Credendola ormai morta, Fitz parte con l’amico più fidato, il Matto, per avere vendetta. Attraverseranno mezzo mondo, fino alle terre che lo stesso Matto si era ripromesso di non vedere mai più: l’inferno da cui era riuscito a fuggire. Ne porta ancora le ferite sul corpo, ma la sua forza non ne è stata scalfita. E Fitz non avrà più il vigore della gioventù, ma la sua destrezza con le lame, i veleni e la magia è ineguagliabile e letale. La loro missione è chiara: nessuna pietà, affinché nessun avversario possa rivedere l’alba. Sarà un viaggio di vendetta, ma anche di profonda trasformazione e rivelazioni mozzafiato. 

 

“Questa é la nostra ultima caccia, vecchio lupo. E, come abbiamo sempre fatto, la affronteremo insieme”

La Hobb, in un modo o nell’altro, riesce sempre a sorprendermi.

Per otto romanzi ha preparato il terreno per il suo, a mio parere, capolavoro finale. L’Ultima Caccia é un libro in cui ogni evento, ogni personaggio, hanno uno scopo; ogni cosa si ricollega, viene data una risposta a ogni domanda lasciata in sospeso, viene donato un finale degno e coerente a ognuno e si chiude un cerchio che é più vasto di quanto non sembri.

La storia di Fitz si avvia alla sua conclusione; le vite che ha toccato lo seguono in un finale zeppo di pathos, azione, emozioni e intensità; la narrazione fortemente introspettiva dell’autrice da il meglio dei personaggi, permettendoci di conoscere appieno Ape(divenuta uno dei miei personaggi preferiti) di conoscere la sua angoscia, la sua paura e il suo dolore, ma anche la sua forza che la spinge a proseguire, sino ad arrivare a Clerres; lo stesso vale per Fitz, di cui abbiamo conosciuto gli istinti e la rassegnazione piú totali nello scorso volume, la sua forza nell’andare avanti, il suo abbandono al pensiero della vendetta e i suoi sensi di colpa riempiono le pagine, raggiungendo alla perfezione il lettore. L’uomo che conosciamo sa di essere invecchiato, cosí come sa di avere il tempo agli sgoccioli, ma questo non lo fermerà.

Anche il cambiamento del Matto é radicato a fondo nella genuina emotività del romanzo, il rapporto con Fitz sempre piú profondo e stretto, seppur intaccato da gelosie, paure e ansie.

“Il problema non é che dimentichiamo il passato. Anzi, é che lo ricordiamo fin troppo bene. I bambini ricordano i torti che i nemici hanno inflitto ai loro nonni e si vendicano sui nipoti dei vecchi nemici. Un bambino non nasce con il ricordo di chi ha violentato la madre o ucciso il nonno o depredato la sua terra. L’odio gli viene tramandato, insegnato, inculcato. Se gli adulti non parlassero ai figli di quell’odio atavico, forse saremmo tutti migliori”

La storia si espande, Clerres, i Profeti Bianchi e il Figlio Inaspettato, cosí come il Distruttore, riportano a galla vecchie reminescenze e conoscenze, e creano una trama intrigante, con la linea sottile tra Bene e Male sempre nel grigio, non delineata, e che si collega con le altre saghe della Hobb (Giungle della Pioggia e Mercanti di Borgomago)

In piú é di nuovo zeppa di sogni e previsioni del futuro, che in un modo o nell’altro non capirai veramente, fino a che non si avvereranno.

Non ci sono abbastanza parole per descrivere ciò che questo romanzo lascia e toglie. Non ce ne sono abbastanza per descrivere la crescita naturale dei personaggi, l’evolversi magnifico della trama, le ambientazioni magiche e splendenti, i draghi, le profezie e la chiusura di un cerchio magnifico.

L’abilità della Hobb nel mischiare mondi fantastici con la realtà, e un pizzico della sua magia zeppa di rischi, é come sempre magistrale, cosí radicata nel suo mondo e nella sua scrittura che appare cosí naturale da essere quasi imbarazzante(in senso buono, ovviamente)

Posso solo dire che questo romanzo é un intricato viaggio, pieno di intense emozioni, ritorni e addii, ma soprattutto é la conclusione migliore, seppur dolceamara, per Fitz e il Matto, e per una storia reale e magica come quella del figlio di Chevalier, che mi ha colpito come poche altre hanno fatto, lasciandomi un’enorme vuoto dentro nel momento in cui ho chiuso il libro, con le lacrime agli occhi, ma soddisfatta come raramente mi é capitato con un finale di una storia che ho amato cosí tanto.

L’Ultima Caccia é un romanzo da gustare, da sentire, da odiare e piangere per l’effetto che fa, e da amare per quello che lascerà nell’anima. É un romanzo infinito, pesante, ma vero e bello, come solo un lungo ma splendido viaggio può essere.

IL MIO VOTO: 5/5

 

Alla Prossima!

Sirien

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